Stop al consumo di territorio
Tale movimento è nato nella nostra terra, a Canale, ad opera di Gino Scarsi, ed in pochi mesi grazie esclusivamente al web ha avuto un successo formidabile raccogliendo circa 7.000 adesioni, tra cui professori universitari, architetti, direttori di parchi, presidenti di associazioni, direttori di riviste, ecc. Si direbbe che questo progetto abbia le potenzialità per costituire una piattaforma comune per i movimenti o singoli cittadini, che sempre più numerosi desiderano scendere in campo per salvaguardare l’ambiente e le condizioni di vita del (e nel) proprio territorio. Lo scopo del movimento è ottenere comuni a crescita zero, ove per crescita si intende la cementificazione di nuove aree di suolo pubblico. Proprio la valorizzazione ambientale, etica e infine anche economica del terreno naturale è una delle motivazioni del movimento. E’ provato che un terreno azzerato, su cui si sia stato costruito o asfaltato, e privato quindi della possibilità di sviluppo naturale, impiega dai 1.000 ai 10.000 anni per ritornare ad un buon grado di fertilità. Le amministrazioni locali che aderiranno al progetto saranno tenute ad operare come il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, che ha promosso per l’appunto un piano regolatore a crescita zero. Come conciliare lo sviluppo economico e demografico con la crescita zero? Semplicemente, utilizzando aree già cementificate dismesse, evitando quindi di ricoprire il terreno allo stato naturale. Con la moderazione di Roberto Cavallo, che figura tra i primi firmatari del Movimento, ci sono stati molti interventi, che hanno affrontato altrettanti aspetti interessanti della questione. Ha iniziato il coordinatore del Movimento, Alessandro Mortarino, che ha fornito i dati estremamente positivi di partecipazione, sia per quanto riguarda il numero che la qualità delle adesioni ottenute in pochissimo tempo; ha proseguito Gino Scarsi, il fondatore, illustrando con la sua simpatica parlata piemontese lo spirito dell’iniziativa con la lettura del diario di suo nonno, e via via gli esponenti di Legambiente, Gianni Rinaudo e Flavia Bianchi, Elio Sabena (promotore di attività sportiva e naturistica in zona), il Sen. Della Seta, che ha assicurato il suo totale appoggio all’iniziativa, il simpatico e preparato professor Ballerani dell’Università di Venezia. Gli aspetti esaminati, come detto, sono stati molteplici. Dal punto di vista geologico e agrario: il terreno una volta contaminato impiega millenni per tornare fertile, mentre si sta delineando una domanda generalizzata di valorizzazione dei prodotti locali e di coltivazioni biologiche. Dal punto di vista statistico: la superficie edificata ha oggi lo stesso ritmo di crescita degli anni ‘60, quando si era in piena espansione demografica e sviluppo industriale, tale ritmo non è sostenibile ancora per molto. Dal punto di vista economico: spesso l’espansione delle aree urbane non si rivela economicamente conveniente, almeno per la collettività, a causa dei maggiori costi di edilizia, trasporti ed infrastrutture resi necessari, ma alchimie contabili possono falsare il bilancio complessivo. Dal punto di vista della partecipazione: ai cittadini che condividono i principi guida del movimento saranno proposte raccolte di firme dapprima locali, poi regionali e financo nazionali. Dal punto di vista politico/amministrativo: si pone l’attenzione sul fatto che il 24 febbraio entrerà in vigore il nuovo Piano Territoriale Regionale e pertanto i tempi per prendere visione del testo e presentare eccezioni sono estremamente ridotti. Dal punto di vista psicologico: ricerche e sondaggi dimostrano inequivocabilmente che la gente, privata degli spazi verdi, diventa sempre più triste ed alienata. Il commento conclusivo è toccato a Roberto Cavallo, che ha ribadito la drammatica riduzione degli ettari di terreno coltivabile, a fronte del continuo aumento degli ettari necessari per produrre il cibo consumato dai paesi industrializzati. In conclusione, questo progetto appare estremamente azzeccato, anche perché nascendo proprio in un momento di grave crisi economica, politica e morale potrà raccogliere e canalizzare le tante energie positive di cui per fortuna è tuttora ricca la parte sana della popolazione. La voglia di cambiamento dei cittadini e la disponibilità a esserne parte attiva sta crescendo in tutto il paese: di questo la politica dovrà tenere debito conto, se non vorrà essere travolta.
Autore: Stefano Albertini


